Salvatore Martusciello, manager vip della Unique Management e Communication

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A tu per tu con Salvatore Martusciello, fondatore dell’agenzia Unique Management & Communication.

Signor Martusciello, a quali progetti si sta dedicando in questo periodo?

Oltre alla gestione di alcuni personaggi dello spettacolo, adesso sto facendo anche produzione televisiva. Ho il mio staff, sia per quanto riguarda autori e registi, sia per tutto quello che serve come attrezzatura. Stiamo mettendo giù un po’ di progetti per il prossimo anno. E’ per me una nuova sfida. Dopo anni di carriera, sto cercando di fare qualcosa di più a livello televisivo”.

C’è qualche genere a cui vi state dedicando maggiormente?

Per ora è tutto work in progress. Anche se tali progetti abbracciano tutto ciò che può essere attualità, cultura, moda, spettacolo. Dove ci sono delle buone idee, si crea il format. Per poi decidere qual è la rete più adatta dove può essere inserito”.

E’ proprietario della Unique Management & Communication. Come ha vissuto questi ultimi due anni segnati dalla pandemia?

In agenzia va tutto bene, anche se non nego che con l’arrivo della pandemia abbiamo perso abbastanza. Adesso sembra che si stia ripartendo, anche se molto a passo di lumaca. Si cerca di fare quello che più si riesce. Gli imprenditori, in generale, sono sconfortati. Non si può investire totalmente al buio, perché non sappiamo come andranno le cose anche dopo i vaccini, date le varianti. Tuttavia, è impossibile pensare di sostenere un’altra situazione come quella che abbiamo vissuto dal 2020 in poi. C’è uno sconforto da parte delle aziende, nel mondo del business. Alcune decisioni potrebbero risultare dannose. Per adesso, la maggior parte degli imprenditori sta cercando di capire quale potrebbe essere il futuro sotto questo aspetto. Nel mio caso, intraprendendo la strada delle produzioni televisive, si è più sicuri perché la televisione, bene o male, resta comunque attiva”.

La produzione televisiva era qualcosa che aveva già in mente oppure è subentrata in un secondo momento?

Assolutamente, ce l’avevo in mente da qualche anno. Anche se, prima di attivare un percorso del genere, bisogna avere i collaboratori giusti o, per meglio dire, le persone giuste al momento giusto. Senza una squadra non si va da nessuna parte. I miei lavori li ho sempre basati sui miei collaboratori. Per me sono una parte fondamentale dell’azienda. La produzione televisiva fa parte di un sistema che, fino ad oggi, non abbiamo fatto. E’ dunque necessario circondarsi di professionisti, di gente valida che ti dà garanzie sia di qualità, sia di presenza”.

Com’è gestire un’agenzia importante e riconosciuta come la Unique?

E’ molto impegnativo. In un’agenzia impostata come la mia ho tante situazioni da gestire e da affrontare. Ci sono relazioni mediatiche d’ufficio stampa; i lavori che faccio con i personaggi dello spettacolo; le strategie di marketing per le aziende e i brand. Di principio, siamo divisi per settore: quando facciamo un lavoro per il settore musica, abbiamo le persone addette specifiche; se lavoriamo per lo spettacolo, altrettanto. E così via. In ogni settore, abbiamo le persone giuste al posto giusto. Sulla scelta di chi sta nel mio team sono molto attento. Cerco il meglio per ogni categoria, che retribuisco per il valore che ha. La parte remunerativa non è la primaria, ma resta importante perché stimola le persone ad affrontare nuove sfide, oltre che a vivere una vita professionale e privata totalmente serena. I collaboratori, per me, sono la prima macchina del sistema, che è importantissima. Noi imprenditori, senza di loro, non possiamo andare avanti. Così come noi diventiamo una certezza per loro. Alla Unique siamo tutti molto trasparenti tra di noi, qualunque sia il ruolo che ricopriamo. E’ una regola che fa parte del decalogo della mia azienda”.

L’agenzia ha sede in Svizzera. C’è un perché dietro a questa scelta?

Sì, dodici anni fa mi sono spostato da Napoli. E’ una scelta che è dipesa dalla qualità della vita che qui, in Svizzera, si ha. E’ un territorio vicino all’Italia, che mi permette di essere presente anche nella nostra nazione, qualora lo volessi, tutti i giorni. La qualità della vita è davvero top; permetterà quindi ai miei figli, un domani, di avere un percorso in linea con quella che è la mentalità elvetica. Sicuramente, la Svizzera è diversa dall’Italia: qui funziona tutto e bene. L’importante è adattarsi alle regole e comportarsi nella maniera giusta. Se riesci a fare questo, a adattarti, è una nazione che ti dà veramente tanto”.

La Unique è comunque il frutto di un percorso graduale che è avvenuto nella sua vita.

“Assolutamente sì. Prima ero un agente di commercio, ma lavoravo già per le grandi firme per quanto riguarda il settore regalistica. Da lì, mi sono trasferito e ho fondato la Unique. Sono arrivati gli eventi, poi la gestione dei personaggi dello spettacolo, il comparto moda e il marketing e la comunicazioni. Fino a quando, ad oggi, non ho deciso di lanciarmi anche nel settore delle produzioni televisive. Se ci pensa, questa novità è un po’ il fiore all’occhiello. Aggiungendola, sono completo a 360° a livello professionale nel mio settore specifico”.

Possiamo citare qualche vip che rappresenta?

In realtà, io lavoro un po’ con tutti. Posso citarle, tra i tanti, Valeria Marini, Nina Moric ad Emanuela Tittocchia. Di principio, non faccio un contratto in esclusiva con nessuno. Non mi definisco un manager, ma un imprenditore dello spettacolo. Nel momento in cui c’è un lavoro da fare e progettare, propongo al cliente il personaggio che può essere più adatto allo stesso. Se il personaggio in questione viene ingaggiato, io divento anche il suo manager in quel momento. Finito quel percorso, ognuno ritorna sulle proprie strade. Lavoro a progetto. In base al lavoro proposto, si studia poi il personaggio più adatto e facciamo il lavoro in collaborazione. Tuttavia, non nego che c’è anche chi si è trovato molto bene con me, al punto tale che mi chiede per primo di gestire dei lavori insieme. In quel caso, li inserisco all’interno del mio piano lavorativo”.

Immagino che il suo lavoro, in questi ultimi anni, sia sempre più competitivo, soprattutto per via dell’avvento dei social e con le varie promozioni?

I social sicuramente hanno portato un certo assorbimento di concorrenza. Lì sembra che tutti vogliano diventare famosi ed economicamente ricchi, senza però fare nulla. Purtroppo, la gente non ha capito che per arrivare a certi obiettivi bisogna lavorare duramente, anche per più di 10 ore al giorno se è il caso. Per me i social, per il 90%, sono una sorta di maschera. La vita va al di là degli stessi. Evidenziano il benessere in un mondo on line che evidentemente non è veritiero. C’è molta apparenza e finzione dietro. Chiaramente, se si vogliono ottenere dei risultati gratificanti durante il percorso di vita non basta stare sui social. Devi lavorare duramente, sudartela e fare dei sacrifici. Chi la pensa così non ha capito come funziona il mondo”.

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