Bolzano: così nasce l’accordo tra Lega e Svp in Alto Adige

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La Südtiroler Volkspartei e il Carroccio sono pronti a governare la Provincia. In cambio Calderoli ha annunciato il dietrofront nella riforma del Parlamento, riportando da 2 a 3 i rappresentanti a Palazzo Madama. Mentre una norma inserita nel dl Fisco ha permesso alle Casse Raiffeisen di evitare la nascita del gruppo unico. Ed esiste anche una lista di provvedimenti che la Svp vuole ottenere per ampliare l’autonomia.

L’ultima concessione è stata il dietrofront sul taglio dei senatori: “L’Alto Adige manterrà i suoi tre“. È la bollinatura di Roberto Calderoli all’accordo tra la Lega e la Südtiroler Volkspartei (Svp) per il governo della Provincia di Bolzano che dopo l’ok dei vertici del Carroccio deve ricevere lunedì il via libera anche dal parlamentino del partito popolare sudtirolese: una formalità. Preso il Trentinosaldamente in mano a Maurizio Fugatti, la Lega mette ora le mani anche sull’Alto Adige, completando l’egemonia nel Nord-Est. Ma per farlo ha dovuto cedere, nella forma e nella sostanza, alle richieste della Svp. Innanzitutto sul numero di senatori altoatesini previsti dalla riforma del Parlamento allo studio di Palazzo Madama: dovevano essere due, alla fine rimarranno tre. Lo ha promesso lo stesso Calderoli, scelto come supervisore dell’intesa dai vertici della Lega, una volta arrivato a Bolzano sabato per benedire il contratto di governo. Il presidente della Provincia Arno Kompatscher si gusta una vittoria che passa anche dalla deroga ad hoc inserita nel Dl Fisco per le Casse Raiffeisen altoatesine che ha evitato la nascita del gruppo unico. Ma pure attraverso una lista di provvedimenti che la Svp vorrà far passare a Roma con il sostegno del Carroccio: si va dalle competenze sul Fisco a quelle sulla sicurezza, con l’abolizione del commissariato del governo.

Alla fine, a più di due mesi dalle elezioni provinciali del 21 ottobre scorso, si è compiuto quello che appariva già come l’unico scenario possibile dato l’esito del voto: la Svp erosa da una leggera perdita di consenso ma rimasta egemonica, la Lega nettamente primo partito italiano. I sudtirolesi ci hanno messo un po’ per far digerire alla propria base, soprattutto all’ala sociale, l’addio all’antica alleanza con il Partito democratico. Pochi mesi fa, a marzo 2018, gli elettori Svp erano stati convinti a votare Maria Elena Boschi e mandarla alla Camera. Neanche un anno dopo devono accettare l’intesa con una Lega critica verso molti dei pilastri della Volkspartei, come l’Europa. Un voltafaccia giustificato da un semplice calcolo politico: con il Carroccio bisogna già dialogare a Roma e a Trento, tanto vale farlo anche a Bolzano. Dal canto suo la Lega che tante volte in passato ha accusato il Pd di essere stato troppo compiacente e accondiscendente, ha giustificato l’apparentamento con la necessità di rappresentare gli interessi degli italiani, promettendo di non svolgere un ruolo da stampella. Saranno i prossimi 5 anni a dirlo, ma le premesse non paiono promettenti.
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