Via il visto da Usa e Gb a 21 sauditi ritenuti coinvolti nell’omicidio Khashoggi

Via il visto da Usa e Gb a 21 sauditi ritenuti coinvolti nell’omicidio Khashoggi

Via il visto da Usa e Gb a 21 sauditi ritenuti coinvolti nell’omicidio Khashoggi

Trump ha ipotizzato una responsabilità diretta del principe saudita Mohammad bin Salman nell’uccisione del giornalista, ma lui ha definito l’omicidio “un crimine odioso e ingiustificato”

Per la prima volta il presidente americano Donald Trump ha ipotizzato una responsabilità diretta del principe saudita Mohammad bin Salman nell’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi. In un’intervista nello Studio Ovale con il Wall Street Journal, ad una domanda su un eventuale ruolo del principe nella vicenda, Trump ha risposto: “Beh, il principe gestisce le cose laggiù, soprattutto a questo stadio, e quindi se dovesse essere qualcuno, sarebbe lui”.

Il potente principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, ha invece definito l’omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi “un crimine odioso che non può essere giustificato”.

Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha annunciato che gli Usa hanno deciso di negare o revocare il visto d’ingresso a 21 cittadini sauditi ritenuti coinvolti nella vicenda di Jamal Khashoggi. Mentre il presidente Donald Trump ha definito “un fiasco totale” la gestione del caso da parte di Riad. L’inquilino della Casa Bianca, racconta che gli è stato vicino nelle ultime ore, si sente “tradito” dagli alleati sauditi.

Anche la Gran Bretagna, dopo gli Usa, annuncia la revoca dei visti a tutte le persone che ne fossero in possesso fra i funzionari sauditi sospettati di coinvolgimento nella morte di Jamal Khashoggi. Lo ha affermato oggi la premier Theresa May al Question Time alla Camera dei Comuni, rispondendo alle opposizioni. La premier però non ha preso alcun impegno sullo stop alla vendita di armi a Riad, anzi l’ha difesa sostenendo che rispetta i criteri di garanzia introdotti nel Regno.

Fonte Riad alla Cnn, il piano era di drogarlo – L’iniziale piano saudita sul giornalista dissidente Jamal Khashoggi era di convincerlo a tornare in Arabia Saudita. Se si fosse opposto, il passo successivo doveva essere quello di drogarlo con dei tranquillanti per portarlo in una ‘casa sicura’ di Istanbul per 48 ore. Lo riferiscono fonti saudite alla Cnn. Se Khashoggi si fosse rifiutato ancora di rientrare in patria, a quel punto la squadra sarebbe dovuta partire e un “collaboratore locale” avrebbe dovuto lasciarlo andare, hanno aggiunto le fonti.

Riad autorizza ispezione giardino consolato – Dopo un iniziale rifiuto, le autorità saudite hanno ora concesso alla polizia turca – forse a seguito di pressioni diplomatiche – l’autorizzazione a effettuare un’ispezione nel pozzo del giardino del consolato di Riad a Istanbul, richiesta nell’ambito delle indagini sull’uccisione di Jamal Khashoggi. Lo riporta Anadolu. Sul posto sono stati inviati anche mezzi dei vigili del fuoco per fronteggiare la possibilità che nel pozzo ci sia un accumulo di gas.

Telefonata Erdogan-Bin Salman su inchiesta – Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman hanno avuto una conversazione telefonica su richiesta di Riad sul caso di Jamal Khashoggi. Nel colloquio telefonico hanno discusso degli sviluppi dell’inchiesta sulla sua uccisione e dei prossimi passi da compiere. Lo riferiscono fonti della presidenza di Ankara.

Skynews afferma che parti del corpo di Khashoggi sono state ritrovate, aggiungendo che il reporter è stato “sfigurato” e “tagliato a pezzi”. Secondo una fonte, in particolare, i resti sarebbero stati rinvenuti nel giardino della residenza del console saudita. Non ci sono tuttavia altre conferme. Le indiscrezioni riportate da Skynews, tra l’altro, arrivano dopo le parole di Erdogan che ha chiesto all’Arabia Saudita di svelare “dov’è il corpo di Khashoggi”.

Ma fonti della procura di Istanbul, sentite dalla tv di stato turca Trt, non hanno confermato il ritrovamento di parti del corpo di Khashoggi nel giardino della residenza del console saudita a Istanbul, riferito da Skynews. Le stesse fonti smentiscono inoltre l’autenticità di alcune foto relative ai presunti resti del reporter circolate in queste ore sui social network.

“Ammettendo l’omicidio di Jamal Khashoggi, l’Arabia Saudita ha compiuto un passo significativo”, ma ora “ci aspettiamo che tutti i responsabili dal livello più basso al più alto siano trovati”, ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan al gruppo parlamentare del suo Akp ad Ankara.

Saud al Qahtani, stretto consigliere e responsabile della comunicazione sui social media del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, avrebbe guidato le operazioni che hanno portato all’omicidio di Khashoggi nel consolato di Riad a Istanbul via Skype. Lo rivelano fonti di intelligence turche, secondo cui il presidente Erdogan avrebbe in mano la registrazione che prova la sua presenza virtuale almeno alla parte iniziale dell’intervento del presunto “squadrone della morte”. Qahtani avrebbe ordinato agli 007: “portatemi la testa del cane”.

Tutte le persone “implicate direttamente” nella morte del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, ma anche “coloro che hanno fallito nelle loro responsabilità” saranno “punite, chiunque esse siano”. Lo ha dichiarato il governo di Riad al termine di una riunione presieduta da re Salman, in una nota diffusa dall’agenzia saudita Spa, ripresa dai media arabi.

I presidenti di Turchia e Usa, Recep Tayyip Erdogan e Donald Trump, hanno discusso in una telefonata del caso. Lo riferiscono fonti della presidenza di Ankara, secondo cui i due leader hanno sottolineato che sulla vicenda “deve essere fatta luce in tutti i suoi aspetti”. Erdogan ha annunciato che renderà pubblici domani mattina i risultati dell’inchiesta.

magistrati della procura di Istanbul hanno interrogato come testimoni altri 5 dipendenti turchi del consolato saudita nell’ambito dell’inchiesta. Nei giorni scorsi, erano già stati sentiti più di 20 altri dipendenti, molti dei quali avevano riferito di essere stati invitati a non presentarsi al lavoro il giorno della morte del reporter. Il quotidiano turco Yeni Safak, molto vicino al governo del presidente Recep Tayyip Erdogan, scrive che almeno 4 chiamate sarebbero state fatte dal consolato saudita di Istanbul all’ufficio del principe ereditario Mohammed bin Salman il giorno dell’uccisione del giornalista.  Secondo il giornale, Maher Abdulaziz Mutreb, l’agente ritenuto più vicino al principe tra i membri del presunto “squadrone della morte” dei 15 agenti di Riad, avrebbe telefonato dal suo cellulare a Badr al Asaker, direttore dell’ufficio di bin Salman.

Lo stesso Mutreb avrebbe chiamato anche un numero negli Stati Uniti, che sarebbe riconducibile all’ambasciatore saudita a Washington, Khaled bin Salman, fratello minore del principe ereditario, rientrato nel frattempo a Riad.

il principe saudita Mohammed bin Salman ha telefonato al figlio di Jamal Khashoggi – ha fatto sapere in una nota ufficiale – per esprimere le sue condoglianze. Il gesto avviene mentre cresce la pressione internazionale sul regno saudita di fronte all’omicidio avvenuto il 2 ottobre scorso in circostanze non ancora chiare. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha detto che fornirà dettagli sul caso in un discorso al parlamento turco atteso per domani, lo stesso giorno in cui di apre a Riad il vertice economico detto ‘Davos nel deserto’ presieduto dal principe bin Salman, che molti invitati hanno deciso di disertare a seguito dell’omicidio di Khashoggi.

Almeno 4 chiamate sarebbero state fatte dal consolato saudita di Istanbul all’ufficio del principe ereditario Mohammed bin Salman il giorno dell’uccisione di Jamal Khashoggi.

L’uccisione del giornalista dissidente saudita Jamal Khashoggi “non resterà senza risposta” da parte degli Usa: lo ha detto il vicepresidente americano Mike Pence.

www.ansa.it

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