L’indice dei libri proibiti, un pò di storia

L’indice dei libri proibiti, un pò di storia

L’indice dei libri proibiti, un pò di storia

L’Indice dei libri proibiti era l’elenco dei libri che la Chiesa riteneva pericolosi per la fede o addirittura eretici e pertanto era vietato leggerli, possederli e stamparli. Venne creato nel 1558 da papa Paolo IV che incaricò la Congregazione dell’Inquisizione di curarne la compilazione e venne abolito solo nel 1966 quando anche l’Inquisizione fu sostituita dalla Congregazione per la dottrina della fede.

Fin dai primordi del cristianesimo la Chiesa proibiva ai fedeli di accostarsi a scritti ritenuti eretici, infatti già il Concilio di Nicea del 325, aveva messo al bando le opere di Ario e, nei secoli a seguire, i diversi papi integrarono a mano a mano l’elenco condannando al rogo anche gli scritti di Abelardo, Arnaldo Da Brescia, il Talmud e le traduzioni in volgare della Bibbia.

Con la Riforma Protestante di Lutero però si moltiplicarono le opere che contenevano idee che contrastavano i dogmi cattolici, inoltre la diffusione della stampa consentiva una più vasta diffusione delle opere e, nonostante i vescovi proibissero nelle loro diocesi alcune pubblicazioni, si faceva più pressante l’esigenza di istituire un vero e proprio elenco che scongiurasse di stampare libri, venderne, detenerne e leggere. Papa Paolo IV si occupò allora di far redigere il cosiddetto Elenco Paolino, che comprendeva tutte le opere di scrittori non cattolici e più di quattrocento titoli di redatti da cattolici. Tra esse figuravano il De Monarchia di Dante, il Decameron di Boccaccio e Il Principe di Macchiavelli.

Con il Concilio di Trento del 1564, il cardinale Carlo Borromeo ottenne che alcuni libri fossero riammessi alla lettura dopo uno “spurgo” dei passaggi ritenuti eretici, tuttavia, per poter leggere la Bibbia in volgare era necessario richiedere una speciale patente, che veniva rilasciata solo agli studiosi delle scritture per un periodo limitato. Solo alcuni secoli più tardi la chiesa si occupò della stampa di manifesti, con le allora ritenute scritture proibite, da affiggere all’interno del colonnato del Vaticano e sulle mura delle principali chiese.

L’Indice conteneva anche un elenco di stampatori ai quali era proibita la professione e a tutti i librai venne distribuita una copia dell’elenco che venne in seguito più volte aggiornato.

Tra le opere che finirono nell’elenco ci furono anche gli scritti di Copernico, D’Alembert, Rousseau, Cartesio, Pascal, Defoe, Alfieri, Dumas (padre e figlio), Leopardi, Flaubert e, in tempi più recenti, D’Annunzio, Ada Negri, Sartre, Moravia e Simone de Beauvoir.

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