XVI secolo: la scoperta della calcografia

XVI secolo: la scoperta della calcografia

XVI secolo: la scoperta della calcografia

Maso Finiguerra e la tecnica calcografica

All’orafo e incisore fiorentino Maso Finiguerra (Firenze, 1426 – Firenze, 23 agosto 1464) si deve l’invenzione del processo di stampa calcografico, denominato anche incisione. Esso consisteva nel versare su una matrice in rame l’inchiostro, che andava a depositarsi negli incavi della lastra, ovvero nelle sue parti incise. Come per la stampa volantini e la stampa in genere, anche la calcografia richiede impegno e precisione.

Grazie poi alla pressione esercitata dal torchio calcografico, l’inchiostro trattenuto negli incavi veniva trasferito sulla carta. Si trattava, in altri termini, del processo inverso a quello rilievografico. Oltre alle matrici in rame, metallo particolarmente duttile, era possibile utilizzare anche quelle in zinco, in ottone, in alluminio, in ferro o in acciaio.

La scoperta della calcografia  e le sue tecniche

Questa tecnica venne accolta con grande favore dai pittori dell’epoca, che cominciarono a servirsi della calcografia per le proprie sperimentazioni artistiche.

Le tecniche calcografiche

Sono due le principali tecniche applicate al processo di stampa calcografico:

1)    Puntasecca (metodo diretto, in questo caso l’incisione viene fatta a mano)

2)    Acquaforte (metodo indiretto, tramite l’utilizzo di appositi corrosivi chimici)

Nel primo caso, servendosi di un ago di acciaio particolarmente appuntito, lo stampatore incide la matrice in rame.

scoperta della calcografiaIn seguito egli provvede a riversare l’inchiostro negli incavi della lastra e quindi deposita quest’ultima nel torchio, al fine di imprimere la stampa sul foglio. Inizialmente questa tecnica venne utilizzata per ritoccare le incisioni realizzate con il bulino, mentre, in un secondo momento fu applicata in maniera autonoma.

Nel secondo caso il tipografo ricopre la matrice in rame con uno strato raso di cera d’api o di vernice satinata. In seguito, con uno strumento acuminato, egli provvede a rimuovere questo materiale dalle parti destinate alla stampa.

Quindi la lastra in rame viene immersa in un liquido composto da acqua e acido nitrico (detto acquaforte). Dopo l’asciugatura la lastra va accuratamente ripulita e infine collocata sul torchio calcografico.

Diversamente dalla stampa tipografica, la calcografia necessita di una matrice ad incavo e non a rilievo. Ciò comporta l’utilizzo di due differenti macchinari: il torchio tipografico (utilizzato per stampare il testo) e il torchio calcografico (utilizzato per stampare le illustrazioni).

Alla fine del XVI secolo la stampa calcografica sostituisce in maniera definitiva quella xilografica.

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